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posted on 08/11/2017 / 0 Comments

Perché ho detto già, sarai sempre uno, come dire, uno schiavo. Fai sempre lo stesso lavoro, non è un lavoro che ti fa migliorare un poco la situazione

tratto da un’intervista con un bracciante marocchino

La Piana del Sele è una vasta pianura a sud di Salerno che interessa il territorio di undici comuni, sfruttata quasi per la sua totalità per la produzione agricola di massa, tanto da essere diventata una delle zone più industrializzate del Sud Italia. Si tratta di una delle cosiddette “enclavi agricole” sorte negli ultimi decenni in tutta l’Europa Meridionale, l’orto del mercato unico europeo.

In quest’area l’attività agricola si articola principalmente in tre comparti – ortofrutta, florovivaistica e zootecnica – tutti basati sul superamento della stagionalità e sulla produzione continua. In questi anni la profonda trasformazione delle strutture produttive e sociali dell’agricoltura ha portato all’imposizione diffusa di rapporti di produzione caratterizzati da una elevata specializzazione in colture permanenti, dall’apertura ai mercati internazionali, dal dominio delle grandi catene di distribuzione e da una presenza sempre più incisiva di lavoratori e lavoratrici migranti. La filiera produttiva è quindi dominata dalle necessità di profitto delle imprese che operano nella distribuzione, a discapito di produttori e coltivatori; questo fattore ha comportato una cancellazione del lavoro vivo dei braccianti, fondamentale nell’attività agricola ma totalmente assente dalle narrazioni e dai racconti sul cibo e dall’attenzione delle politiche pubbliche.

È su questa contraddizione che si basa il lavoro di Gennaro Avallone in Sfruttamento e resistenze. Migrazioni e agricoltura in Europa, Italia, Piana del Sele (Ombre corte, pp.136, € 13,00). Per Avallone – ricercatore in sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università di Salerno – “è il lavoro che fa l’agricoltura”, ed è quindi il lavoro vivo e migrante il protagonista della sua attività di ricerca, con il suo carico di sudore, fatica, dolori e privazioni. Il suo libro parla “di vite sacrificate alla ricerca di un futuro migliore: le vite ed il lavoro di chi produce il cibo che mangiamo”, in cui l’autore, riallacciandosi al pensiero del sociologo algerino Abdelmalek Sayad, si pone dal lato dei braccianti stranieri per osservare il mondo dell’agricoltura. Un lavoro di indagine, lungo e articolato, condotto soprattutto attraverso la realizzazione – nei campi, negli allevamenti, sotto le serre – di interviste con lavoratori e lavoratrici immigrati. Da questi incontri ravvicinati ne viene fuori un quadro di sfruttamento nella relazione tra imprese e lavoro, sfruttamento che assume caratteristiche differenziate in base alla nazionalità, da un lato, e al genere, dall’altro. Lavoro grigio – ovvero quello che si verifica quando le ore conteggiate in busta paga non corrispondono al lavoro svolto – caporalato e disagio abitativo sono le principali criticità cui sono esposti i braccianti stranieri, ma non le uniche; si vive nel corpo a corpo delle relazioni sindacali informali gestite luogo per luogo, coerentemente con la “trattativa” che si fa per salari, orari e ritmi di lavoro, al di fuori di quanto previsto da leggi e contratti nazionali.

La ricerca è completata poi da un corredo di dati statistici che permettono la piena comprensione del fenomeno: secondo l’Istat, sono 4 mila gli stranieri che lavorano nella Piana del Sele, provenienti principalmente da Romania, Marocco, India e Ucraina. A questa cifra bisogna poi aggiungere l’occupazione in nero, difficile da stimare, con la quale si potrebbe arrivare ad un numero di occupati immigrati compreso tra 5 e 6 mila. Secondo elaborazioni da dati Flai-Cgil, inoltre, nel 2014 risultavano 27.688 operai iscritti negli elenchi nominativi del lavoro agricolo nell’intera provincia di Salerno (comprensiva della Piana del Sele), di cui il 31,4% con cittadinanza straniera.

Della tesi di Avallone, di lavoro migrante, pari opportunità e antidiscriminazione parleremo a Salerno, Eboli e nelle altre tappe campane del Net.Work Tour che, dopo aver attraversato Umbria e Puglia, sarà in Campania per tutto il mese di novembre.

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